I Barbini di Palazzo Da Mula

Palazzo Da Mula
Immagine del Palazzo Da Mula da una litografia del 1866 tratta dall’Opera dell’Abate Zanetti “Guida di Murano e delle Celebri sue Fornaci vetrarie”

Ci fu un tempo in cui la famiglia Barbini visse nel meraviglioso palazzo Da Mula, oggi sede del Consiglio di Quartiere di Murano, della Polizia Municipale e degli uffici dell’Anagrafe. Si tratta di uno dei più antichi palazzi dell’isola ancora esistenti. Situato in fondamenta vetrai, vicino al ponte Vivarini (Ponte Lungo), con la sua imponente statura, in perfetto stile gotico, domina superbo il Canal Grande di Murano.

Nel 1822 il palazzo, con tutta l’ortaglia retrostante, venne acquistato da Angelo Barbini di Andrea, tra i più abili maestri conzadori di Murano. Nel 1938 alcuni locali della proprietà vengono dati in affitto alla nuova ditta per la produzione di Conterie “S.A. Costantini, Vistosi e Cammozzo”, che chiuse nel 1956, e sempre verso la fine degli anni trenta altri locali del palazzo vengono affittati a Domenico Bussolin e nel 1962 ad Antonio Salviati. Verso la fine del XIX secolo, i Barbini vendettero il palazzo alla Società Italiana delle Conterie che, a sua volta, nel 1925 lo vendette ad un gruppo di persone, tra cui Giacomo Cappelin, che lo adibirono a sala espositiva e nei terreni retrostanti vi costruirono fornaci per la produzione di vetri soffiati. Poco tempo dopo il palazzo tornò ad essere proprietà dei Barbini, ma questa volta del ramo degli Struzzo, ovvero di Vittorio, il magnate delle industrie chimiche, discendente di Antonio, quintogenito di Andrea detto Lolli. Vittorio lo intesta alla moglie Elvira Barbini, figlia di Silvio II, e nel 1965, dopo la morte della stessa, passa in eredità ai figli Pietro, Maria, Ester e Giampaolo. Nel 1977 Pietro ne divenne l’unico proprietario e nel 1983 il Consorzio Murano da Mula lo acquistò, per poi rivenderlo al Comune di Venezia.

Palazzo Da Mula
Antico ingresso agli Orti di Palazzo Da Mula. Immagine tratta dalla raccolta immagini della Biblioteca Nazionale Marciana.

Dopo questo breve excursus storico su Palazzo Da Mula, ora voglio soffermarmi su quello che è l’argomento principale di questa mia breve ricerca, che verrà ampliata e riaggiornata nel tempo, ovvero, quel ramo della mia famiglia i cui componenti vengono tuttora chiamati “I Barbini di Palazzo Da Mula”. Ci tengo a precisare che molte delle informazioni riportate sono state tratte da una ricerca sulla storia di Palazzo Da Mula di G. Morazzoni del 1926 e da una monografia redatta da Mario Barbini, figlio di Silvio II, che ringrazio di cuore per le molte informazioni messe a disposizione.

Come detto precedentemente, non esistono ad oggi ricerche importanti sulla famiglia Barbini, nemmeno sui Barbini di questa Casata che, di fatto, hanno avuto un ruolo non proprio secondario in isola nel periodo in cui vissero.
Abbiamo già detto che Angelo fu il più abile maestro conzadore della famiglia Barbini, nonché proprietario di fabbrica di Conterie e Margherite, ubicate proprio nell’ortaglia retrostante il palazzo Da Mula, come evidenzia il Catasto austriaco. Sposato con Antonia Ongaro, genera 10 figli che saranno conosciuti da allora come “I Barbini di Palazzo Da Mula”, dai quali discendono quasi tutti i Barbini presenti oggi a Murano, compreso il ramo della mia famiglia, sia da parte paterna, che da parte materna.
Angelo e i suoi figli diedero consulenze alle più importanti vetrerie dell’isola, furono loro stessi padroni di fornace, maestri vetrai e, altresì, diedero la possibilità al Bussolin e al Salviati di aprire fornace all’interno dei locali del loro palazzo. Non solo. Il loro impegno ed amore per la patria e l’arte vetraria li portò ad impegnarsi anche politicamente, oltre che socialmente, all’interno della comunità isolana.
Di seguito riporto una breve descrizione di tutti i componenti della famiglia che vissero in questo splendido palazzo, cercando di dare un volto ed un’identità a questi miei lontani parenti.

mons. Enrico Barbini
Mons. Enrico Barbini da un ritratto presente nell’Archivio parrocchiale della Chiesa di S. Pietro Martire a Murano

Enrico, primogenito di Angelo, nacque a Murano il 25 maggio del 1825. Fu parroco di S. Pietro Martire in Murano, Protonotario Apostolico, Prelato domestico di S.S., Vicario Foraneo e Sovrintendente scolastico a Murano. In data imprecisata gli venne conferito il titolo di “monsignore”, infatti, esiste una autorizzazione papale, conservata in una busta all’interno dell’Archivio privato di Mario Barbini a Firenze, dove si dava il permesso a Monsignor Enrico Barbini di celebrare messa per sé e per i suoi parenti ogni giorno nell’Oratorio di Palazzo Da Mula.
Nonostante i molti impegni che il suo ruolo richiedeva, mons. Enrico si occupò anche di smalti e conterie. Il 21 settembre del 1869, acquistò dal padre parte delle casette e dell’ortaglia retrostante il palazzo Da Mula dove, con il suo permesso, fece costruire degli stabili adibiti alla fabbricazione di canna e smalti. Possiamo affermare che mons. Enrico fu il personaggio più importante della famiglia Barbini della seconda metà dell’Ottocento. Morì il 2 agosto del 1890.

Andrea detto Tecia Grela, mio discendente da parte materna, nato a Murano il 3 ottobre del 1826, assieme ad Enrico è il personaggio della famiglia Barbini che più si distinse nella seconda metà dell’800. Terzogenito di Angelo, apprese l’Arte del conzador direttamente dalle mani del padre. Fu proprietario di diverse fabbriche di Conterie,  consulente e maestro vetraio presso le Fabbriche Unite, nonché padre nobile della Compagnia teatrale muranese dell’800.
Il 20 agosto del 1849 sposa con Teresa Zuffi dalla quale avrà nove figli, tra cui Enrico, maestro vetraio, che, sposato con Maria Nichetto, sarà il capostipite del ramo dei Barbini detti Richetti, Quinto, che di professione faceva il margaritaio, sposato con Angela Vistosi, sarà il discendente del ramo dei Quinti Isidoro, maestro vetraio, che, sposato con Clelia Nason, genera Romeo Luigi Benedetto che sarà il capostipite dei Barbini detti Recia. Andrea morirà il 5 dicembre del 1884. Attualmente ho avuto modo di consultare, molto velocemente, un interessantissimo diario di memorie da lui redatto, che spero mi si concederà, in futuro, di poterlo analizzare con più tranquillità.

Angela Prudenza, nata a Murano il 2 luglio del 1828, sposa Marinetti Lorenzo il 20 novembre del 1849.

Lorenzo Angelo, nato l’1 marzo del 1830.

Vincenzo, nato il 27 febbraio del 1832 è il capostipite dei rami degli Aria e dei Silvietti. Si occupò saltuariamente di vetro e fu padrone di un negozio di vetri a Rialto. Il 30 maggio del 1854 sposa la trevigiana Antonia Anna Bortolotto, con la quale genera Silvio, Riccardo, Ester e Argenide.
Morì in giovane età, il 31 dicembre del 1869, lasciando i quattro figli ancora minorenni.

Maria Colomba, nata a Murano il 27 dicembre del 1835, sposa il suo primo marito, Polidoro Zecchin di Osvaldo, il 18 ottobre del 1860 e, successivamente, dopo la morte di quest’ultimo, si unirà nuovamente in matrimonio ad Antonio Dalla Bruna il 25 novembre del 1881.

Elena, nata a Murano l’11 novembre del 1837, sposerà Luigi Fuga il 27 luglio del 1864.

Giovanni, nato il 5 settembre del 1839, mio diretto ascendente, capostipite dei Pipa Amoli, fu un buon maestro vetraio, specializzato nella lavorazione di cristalli, presso le Fabbriche Riunite. Negli anni di insurrezione contro l’egemonia austriaca prese parte alle azioni belliche arruolandosi nel Corpo Artiglieri Bandiera & Moro. Il 23 novembre del 1866 fu eletto deputato Comunale di Murano assieme al padre. Il 20 gennaio del 1862 sposa Margherita Moratto di Giovanni, con la quale avrà quattro figli: Lucia Giovanna, Vincenzo, Onorino e Pio. Con i suoi nipoti, ovvero, i figli di Vincenzo, tra i quali mio nonno Nicolò e Guglielmo, in primis, e Pacifico, successivamente, la famiglia Barbini tornerà a produrre specchi veneziani.

frà Pacifico Barbini
frà Pacifico Barbini

Giobatta, nato a Murano il 17 agosto del 1842.

Antonio Benedetto Francesco, meglio conosciuto come fra Pacifico, è nato a Murano il 28 giugno del 1844. All’età di diciassette anni vestì il saio dell’ordine dei Francescani Minori di S. Michele in Isola. Partì missionario in Tripolitania, l’antica regione dell’attuale Libia, dove vi rimase per quarant’anni ed a testimonianza del suo operato vi si trova ancora un suo mezzo busto.
Morì nel 1928, verso la fine del mese di giugno, nel suo convento a S. Michele, all’età di 84 anni. Attualmente è ancora in via di compilazione la Positio, quel documento dove vengono attestate le virtù eroiche di una persona per poi dichiararla Venerabile.

 

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