I Barbini e il Libro d’Oro

muranoAccertato che la famiglia Barbini si stabilì definitivamente a Murano nella seconda metà del XVI secolo, a questo punto la domanda sorge spontanea:
perché, allora, vennero iscritti nel Libro d’Oro della Magnifica Comunità di Murano solamente nel 1658, ben cinquant’anni dopo le altre famiglie dell’isola?

Prima di continuare e rispondere alla domanda, dobbiamo fare una premessa, ovvero, capire cos’è il Libro d’Oro, quando e da chi fu istituito e per quale motivo.

E’ ampiamente noto che i veneziani, sin dagli esordi, furono particolarmente abili nella lavorazione del vetro e, da sempre, il vetro di Murano fu ammirato ed invidiato dai regnanti di tutta Europa che, di conseguenza, misero in campo innumerevoli espedienti per cercare di trafugare i segreti dei veneziani.

Nel corso dei secoli, infatti, numerosi artigiani e maestri vetrai, attirati da grandi promesse e ingenti somme, si trasferirono presso le grandi corti europee, insegnando e svelando i segreti dell’arte. Nel tempo, queste continue fughe di maestri vetrai causarono notevoli perdite economiche alla produzione  locale veneziana.

Le autorità della Serenissima, che da sempre ricevette grande beneficio dall’industria del vetro, cercarono in tutti i modi di arginare l’emigrazione dei maestri vetrai muranesi, promulgando specifiche leggi, anche severe, con l’intento di intimorire la fuga dei vetrai.

Libro d'oroCosì, nel 1605, sotto il podestà Coriolano Benzon, per decisione del Consiglio Generale di Murano e con l’approvazione del Governo Veneto, venne istituito il Libro d’Oro, conosciuto come il libro della nobiltà vetraria dell’isola, a cui tutti i cittadini, aventi diritto alla cittadinanza muranese, furono chiamati ad iscriversi.
Questo importante documento, conservato tutt’ora a Murano, presso il Museo del vetro, fu istituito, fondamentalmente, per cercare di tenere sotto controllo i vetrai muranesi ed eventuali loro fughe in terra straniera. Naturalmente, la possibilità di redigere un Libro d’Oro, fu anche uno dei molti privilegi concessi a Murano nel corso dei secoli.

Chiariamo subito una cosa. Essere iscritti al Libro d’Oro significava certificare la propria cittadinanza muranese e, di conseguenza, godere degli innumerevoli privilegi concessi  agli isolani. Questo, per chi di mestiere faceva il vetraio era fondamentale, in quanto, dopo il 1605, chi non dimostrava di essere nato a Murano, e dunque, non compariva all’interno del Libro, non poteva lavorare il vetro presso nessuna vetreria dell’isola.

Nel 1646, infatti, un certo Zorzi, figlio di Zuanne detto Barbin, che di mestiere faceva il vetraio, per ordine del Gastaldo dell’Arte, venne licenziato dalla vetreria presso la quale lavorava, proprio perché non figurava iscritto nel Libro d’Oro della Magnifica Comunità di Murano, e dunque, non compariva nella “Mariegola dell’Arte di Verieri“. Successivamente fece ricorso al Consiglio dei Dieci e venne riconosciuto come “cittadin de Muran” e riammesso all’Arte.
Stessa identica cosa successe al noto maestro specchiaio Gerolamo Barbin, figlio maggiore di Zorzi, il quale, alla fine, fu riconosciuto cittadino di Murano e, di conseguenza, iscritto alla Mariegola dei verieri, prima ancora del padre. La cosa incredibile è che Gerolamo, all’epoca dei fatti, aveva solamente dodici anni.

Ora possiamo tornare alla domanda iniziale. Perché i Barbini, presenti a Murano sin dalla seconda metà del ‘500, furono inseriti nel Libro d’Oro solamente nel 1658?
Molti ritennero di far coincidere la loro iscrizione al Libro d’Oro con il loro arrivo in isola. Ma, come constatato, non è così.

Studiosi ed appassionati di storia muranese hanno formulato qualche ipotesi in proposito:

Giuliano Graziussi, ad esempio, in un suo articolo, afferma che il motivo per cui i Barbini vennero iscritti nel Libro d’Oro solo nel 1658, fu alquanto banale, ovvero, il nonno di Zorzi de Zuanne, ossia, Marco Bressà, avrebbe dimenticato di dare nota alla Cancelleria della sua figliolanza.

Silvano Tagliapietra, invece, noto storico muranese, sostiene, più verosimilmente, che nel periodo in cui c’era la possibilità di iscriversi al Libro d’Oro, i Barbini non avessero i ducati utili a farlo e che, cinquant’anni più tardi, divennero così importanti e ricchi da far riaprire il Libro d’Oro e farvi registrare ben quattro famiglie, ovvero, quella di Ser Steffano Barbin, Ser Francesco Barbin, Ser Iseppo Barbin e Ser Zorzi Barbin, tutti figli di Zuanne Barbin.

 

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