I Barbini e il Vetro

Questa ricerca è il risultato di un lavoro in continua evoluzione e aggiornamento.
Sarei veramente grato di ricevere correzioni e/o integrazioni da parte di chi mi leggerà.

 

Vetreria
Immagine di una vetreria tratta dal sito della Barovier&Toso

Le prime notizie riguardanti l’attività vetraria svolta dalla famiglia Barbini a Murano risalgono al XVII secolo. Il primo Barbini, di cui abbiamo notizie,  che si dedicò all’arte del vetro fu Gerolamo (o Geronimo), figlio di Zorzi di Zuanne barcariol detto Barbin e Samaritana Campanato. Gerolamo inizia a lavorare come apprendista vetraio presso la fornace di Zuane Gazabin, all’insegna del San Bastian. Nel 1646, per ordine del Gastaldo dell’Arte, venne licenziato dalla vetreria perché non figurava iscritto nel Libro d’Oro della Magnifica Comunità di Murano. Successivamente, dopo il ricorso del padre al Consiglio dei Dieci, Gerolamo ottenne, non solo il riconoscimento come cittadini di Murano, ma l’iscrizione alla Mariegola dell’Arte di Verieri, alla sola età di dodici anni.

Nel 1665, Gerolamo, assieme ad un gruppo di maestri vetrai muranesi, tra cui i suoi fratelli Marco e Domenego, venne segretamente condotto in Francia, alla corte di Luigi XIV, per avviare una produzione locale di specchi veneziani. Si tratta di un’operazione escogitata dal ministro Jean Baptiste Colbert, deciso a strappare la supremazia veneziana nella produzione degli specchi.

A differenza dei fratelli, Marco e Domenego, che lavoreranno per alcuni mesi presso una fabbrica a Nevers, Gerolamo collaborerà con la Manufacture Royale des glaces de miroirs, avviata da Colbert nel borgo parigino di Saint Antonine, dove la sua fama di maestro specchiere accrebbe nel tempo, trovando cospicue conferme.
Tra i tre fratelli Barbin, Gerolamo è colui che più si distinse nell’Arte e, come scrisse Silvano Tagliapietra, “fu il personaggio della famiglia Barbin più eminente di tutto il Seicento muranese“.

Vetreria inglese del Settecento
Fornace inglese del XVIII secolo. Immagine tratta dal sito The London Crown Glass Company

Gerolamo, Marco e Domenego saranno i capostipiti di una lunga serie di artigiani, maestri vetrai, padroni di fornace e notabili dell’isola.

Da Gerolamo, infatti, discende Zorzi che, oltre esser stato un valente maestro vetraio, specializzato nella produzione di specchi veneziani, padrone di fornace e, successivamente, Gastaldo dell’Arte, sarà anche il primo deputato Barbini di una lunga serie. Zorzi sarà anche il progenitore di noti personaggi  come l’abate Antonio, celebre fabbricatore di cembali ed organi, alcuni dei quali con canne in vetro; Marc’antonio, sposato con Orsola Maria Dall’Acqua, sarà padrone di fornace da specchi, Deputato e Gastaldo Maggiore dell’Arte; Zuanne Isidoro, valente maestro vetraio nella fornace di Iseppo Briati all’Angelo Raffael, dove lavorava anche, come capo-maestro, il cugino Giorgio di Gerolamo, sposato con Elisabetta Bigaglia, che l’Abate Zanetti, in una monografia sul Museo civico-vetrario di Murano del 1881, indica come “fabbricatore distintissimo”.

Da Domenego, sposato con Isabella Mestre, invece, discende una lunga schiera di maestri di canna.

Sara Ware Bassett The Story of Glass 1917
Immagine di una Fornace di Murano (dal libro: The Story of Glass di Sara Ware Bassett, 1917) tratta dalla rivista Il Ridotto

Marco detto Gaban, mio diretto discendente, sposato con una Bigaglia, dopo aver lavorato per un breve periodo come maestro da quari e specchi veneziani, si mise a vendere vetri (lavoro che tramanderà al figlio Domenico). Da notare che Marco ebbe anche un figlio di nome Isidoro, maestro da quari e lastre presso la vetreria di Giobatta Marceretto all’insegna del Padre Eterno con il nipote Marco di Domenico, che, sposato con Elisabetta Torsia, sarà il capofila di una serie di Barbin Deputati, Gastaldi e Camerlenghi. Tra gli altri, voglio ricordare Tommaso Barbini, padrone di fornace, Deputato e Gastaldo dell’Arte. Sotto la sua direzione fu ricopiata e aggiornata la Mariegola dell’Arte dei Verieri, pervenutaci ai giorni nostri, grazie proprio al suo intervento. Marco sarà il padre di una lunga serie di maestri da quari e specchi veneziani. Da lui discende anche Elisabetta che, sposata con Luigi Duse di Chioggia, sarà la nonna di quella che fu la più grande attrice di teatro italiana, ovvero, Eleonora Duse.

Nel XVIII secolo i Barbini erano considerati degli abili maestri vetrai e figuravano tra le più eminenti famiglie dell’isola; i suoi componenti contrassero matrimonio con le più rinomate famiglie di Murano, come i Mestre, i Briatti e i Bigaglia e, come tutte le più rinomate famiglie dell’epoca, avevano la loro tomba di famiglia, all’interno della Chiesa di Santa Chiara a Murano, situata in “fondamenta Daniele Manin”.

Nel 1743 i Barbini che lavoravano il vetro, tra maestri e garzoni, erano ben dieci, tutti maestri di quari, a parte Domenego ed Antonio fu Giacomo che lavoravano come maestri di canna presso la fornace di Daniel Berton. Sappiamo che nel 1770 un tal Marco Barbini, figlio di Domenico, produceva specchi veneziani, come anche suo figlio Francesco (morto in seguito ad una lite nel 1762) e che molto probabilmente in questo periodo i Barbini tenevano fornace. Nel 1773, infatti, la famiglia Barbini figurava fra gli espositori della Fiera dell’Ascensione a Venezia.

Se tra il XVII e il XVIII secolo i Barbini, per la maggior parte, producevano quari e specchi veneziani, nel XIX secolo si specializzarono nella produzione di smalti e pani in canna e nella fabbricazione di Conterie.

Produzione di vetro Crown in una vetreria tedesca (Weibersbrunn )
Immagine di una fornace tedesca del Settecento, tratta dall’Encyclopédie francese

In questo periodo storico i Barbini fornivano consulenze alle maggiori fabbriche di Murano, tra gli altri, a Pietro Bigaglia, a Benetto Barbaria, ai Ferrari, ai Briati, ai F.lli Bertolini, ai Miotti e ai Rossetto, contribuendo notevolmente nel dare valore e qualità alla produzione di vetro locale, tanto che, dalla seconda metà dell’Ottocento, il tratto di fondamenta che va dal ponte lungo al palazzo Da Mula (dove vi abitarono per quasi un secolo) era chiamata “Fondamenta Barbini” (cambiato poi in “Fondamenta Vetrai” il 24 novembre del 1900).

L’attività di smalteri della famiglia Barbini inizia, fondamentalmente, con Angelo di
Antonio
e Francesca Motta, nato a Murano nel 1735. La passione e l’amore per il suo mestiere, coadiuvata da una solidissima fede in Dio, fecero di Angelo un abilissimo tecnico conzadore, specializzato nella realizzazione di smalti opachi e trasparenti di vario colore e nella produzione di Avventurina. La sua alta competenza in campo vetrario è testimoniata nel suo Diario di fornace, che redisse tra il 1757 e il 1785. Fu, molto probabilmente, padrone di fornace, o quantomeno socio, e deputato comunale a Murano. Angelo, nel 1797, in qualità di presidente della municipalità provvisoria, sostituirà Nicolò Barbaro, ultimo Podestà di Murano, reggendo per alcuni mesi il governo dell’isola. 

In questo frangente di storia sembra doveroso ricordare Andrea detto Lolli di Domenico e
Annetta Longhi, nato a Murano nel 1764 (nipote del sopracitato Angelo e fratello del più noto Michelangelo). Fu Deputato comunale negli anni della seconda dominazione austriaca e un diligente consulente tecnico,  specializzato nella produzione di smalti in pani e canna, presso importanti vetrerie dell’isola, come i Bertolini e, sopratutto, i Ferrari. Da lui, fondamentalmente, discendono tutti i Barbini presenti oggi a Murano.
Dei suoi otto figli, coloro che, seguendo le orme del padre, continueranno a lavorare il vetro, tramandando l’Arte, sono Giovanbattista, Antonio ed Angelo. Quest’ultimo, in particolare, si distinse per capacità e creatività. E’ lui il capostipite di quelli che verranno ricordati come “I Barbini di palazzo Da Mula“.

Arturo Barbini
l’Assessore Arturo Barbini, imprenditore e vetraio muranese, padre del noto maestro Alfredo

Verso la fine dell’800 e i primi del ‘900, saranno proprio i nipoti e i pronipoti, oltre ai figli, di Andrea detto Lolli ad imporsi nella comunità muranese. Da una lista compilata dall’Abate Zanetti, consultabile nell’opera “Guida di Murano e delle celebri sue fornaci vetrarie“, figurano 14 Barbini che lavoravano il vetro a Murano nel 1866, tra maestri, apprendisti, tecnici e garzoni.

Mi sembra doveroso ricordare, tra coloro che più si distinsero nel corso del XIX secolo, anche Giovanna di Giobatta che, sposata con Lorenzo Graziati, fu una diligente manager e proprietaria di una fabbrica di canna di vetro e smalti per conterie, con annessa fabbrica di riduzione per margaritaio, nonché suo fratello Andrea, maestro di smalti e fautore della ricostituzione della Società di mutuo soccorso per lavoratori di canna di vetro e smalti per conterie.

Ricordiamo, anche, i figli di Angelo, su tutti, Andrea detto Tecia grela, maestro vetraio presso le Fabbriche Unite, Padre nobile della Compagnia teatrale muranese e proprietario di diverse fabbriche di Conterie; mons. Enrico, parroco presso la Chiesa di S. Pietro martire e figura di spicco nella comunità isolana; Giovanni, maestro vetraio presso le Fabbriche Unite (grazie ai suoi nipoti, tra cui mio nonno Nicolò, la famiglia Barbini riprenderà la lavorazione degli specchi, quasi del tutto dimenticata in isola agli inizi del XX secolo).

Tra la seconda metà del XIX secolo e i primi anni del XX secolo, emersero, fra gli altri, Bernardo detto Nancia ed Arturo di Giuseppe, entrambi piccoli proprietari di Conterie.

Alfredo Barbini
Il maestro Alfredo Barbini all’opera nella Fornace di Gino Cenedese (a dx), della quale fu socio e direttore artistico fino al 1950.

Nel Novecento saranno Vittorio ed Alfredo a lasciare un segno indelebile a Murano. Questi, entrambi discendenti di Andrea detto Lolli, non furono solamente i due personaggi di spicco della famiglia Barbini, ma dell’intera comunità isolana, tanto che non abbisognano di presentazioni.
Vittorio, figlio di Bernardo detto Nancia, assieme al fratello Giovanni, nel 1919, fondò le Industrie Chimiche isolane, creando migliaia di posti di lavoro. Successivamente gli verrà conferito il titolo nobiliare.
Alfredo, figlio di Arturo ed allievo di Napoleone Martinuzzi, fu uno dei migliori e più acclamati maestri vetrai che Murano abbia mai partorito, le cui opere sono esposte in tutto il mondo. Alfredo fece scuola a Murano, nel vero e proprio senso della parola. Il suo più grande merito è quello di aver avuto la capacità di reinterpretare il vetro, inaugurando un nuovo stile, unico nel suo genere, innovativo e all’avanguardia; altresì, presso di lui si formarono numerosi maestri vetrai, tra cui Pino Signoretto; ma avremo modo di parlare di Alfredo in un capitolo appositamente dedicato.

Se è vero che Vittorio ed Alfredo furono i due personaggi della famiglia Barbini più importanti del Novecento muranese e che eccelsero nei loro rispettivi campi è vero anche che non furono gli unici a contribuire allo sviluppo dell’arte vetraria nella prima metà del XX secolo. Altri componenti della famiglia, infatti, appartenenti ad altri rami, si distinsero per capacità e carattere. In particolare i discendenti de “I Barbini di Palazzo Da Mula”.

Da Andrea detto Tecia Grela, mio diretto discendente da parte materna, discendono una lunga schiera di maestri di canna, incisori e molatori, tra i quali, ricordiamo, i suoi figli Enrico, Quinto ed Isidoro; mio nonno materno, Mario, maestro di canna presso la Società Veneziana Conterie, mio zio Giacomo, che possiamo affermare essere tra i migliori molatori di Murano ancora in attività, e suo fratello Vittorio, passato a miglior vita nel 2008, un incisore d’eccezione.

Da Vincenzo di Angelo, invece, discendono i rami degli Aria e dei Silvietti. Il capostipite dei primi è Riccardo che, sposato con Maria Tramontin, avrà 5 figli, due maschi e tre femmine, tra cui Aldo, che sarà l’unico dei due fratelli ad avere una discendenza, don Oscar e Cesare.

Cesare Barbini, cerchiato, con i compagni della Scuola di Specializzazione Vetraria a Murano e l'ing. Luigi Zecchin (direttore della scuola).
Cesare Barbini con i compagni della Scuola di Specializzazione Vetraria a Murano e l’ing. Luigi Zecchin, direttore della scuola.

Quest’ultimo, allievo di Vittorio Zecchin, dopo essersi diplomato alla Scuola Tecnica Vetraria di Murano e, successivamente, aver lavorato per un breve periodo presso le Industrie Chimiche Barbini, aprirà una sua vetreria, la Murano Glass Company, dove produrrà oggetti molto particolari e di fattura non comune. Cesare sarà anche socio e fautore della rinascita de “La Voce di Murano”, lo storico giornale isolano, e della “Muran Nova”. Da Silvio Tito, invece, come si capisce dal nome, discendono i Silvietti. Questo ramo della famiglia non si occuperà di vetro, se non il suo capostipite; con la morte di Silvio Tito, infatti, si concluderà l’attività di smalteri della famiglia Barbini, tradizione cominciata con Angelo di Antonio verso la seconda metà del XVIII secolo. Da una monografia sui Barbini, redatta da suo nipote Mario, sappiamo che Silvio Tito fu un esperto tecnico di smalti e di conterie, che apportò notevoli innovazioni e miglioramenti al processo di riduzione della canna (suo è un brevetto per mondare, lucidare e cernire le perle) e che fu, per molti anni, direttore tecnico presso la Società Veneziana Conterie, la più importante fabbrica di canna dell’isola, prima di fondare, nel 1906, la società “Asti – Barbini & C.” per la produzione di Conterie.

famiglia Barbini
La famiglia di Vincenzo Barbini di Giovanni detto Pipa Amoli. In piedi da dx: Nicolò, Guglielmo, Vincenzo, Pio e Vittoria. Seduti da sx: Antonia, Anna, Sidonia e Ferdinando

Voglio concludere con il ramo di Giovanni detto Pipa Amoli. Questi sarà il capostipite di una lunga serie di maestri incisori e specchieri, che continua fino ai giorni nostri. Giovanni, sposato con Margherita Moratto, genera quattro figli, tra cui Vincenzo, che sarà maestro di canna presso la Società Veneziana Conterie. Vincenzo, sposato con Anna Fuga, genera: Sidonia, Pio, Guglielmo, Pacifico, Nicolò, Ferdinando, Antonia e Vittoria. A parte Ferdinando che, laureato in lettere, sarà professore e, successivamente, preside al liceo classico di Venezia, gli atri quattro fratelli saranno tutti incisori. Tra tutti, Guglielmo e Nicolò furono coloro che più si distinsero nell’Arte. Guglielmo, uomo distinto e con il fiuto per gli affari, fu un sublime incisore, nonché socio fondatore della rinomata S.A.L.I.R. Nel 1936 fonderà la “Barbini Guglielmo”, dove collaborerà assieme al fratello Nicolò. Il suo stile si caratterizzerà sin dall’inizio per l’introduzione delle forme classiche, rese leggere dalla sua maestria. Guglielmo, inoltre, apporterà considerevoli innovazioni per quanto riguarda l’arte dell’incisione, introducendo l’utilizzo della ruota in pietra arenaria e in corindone (tuttora usate dagli artigiani muranesi) e inventando lo stile mosaico e gli specchi molati di ispirazione francese. Nicolò, non fu da meno. All’età di 24 anni fonda la sua prima ditta di vetri artistici incisi, dove collaborerà anche il fratello Guglielmo, distinguendosi sin da subito per l’eleganza e la raffinatezza degli specchi prodotti. La tecnica d’incisione sopraffina, la qualità della molatura e l’elevata sensibilità nell’accostamento dei colori e delle forme, saranno il marchio di fabbrica che caratterizzerà la futura produzione dell’Artigianato Artistico Veneziano, inaugurato dallo stesso Nicolò nel 1960 e presso il quale collaborerà anche il fratello Guglielmo, oltre ai suoi due figli, Vincenzo e Giovanni.

I Barbini di Murano
I figli di Vincenzo di Giovanni. Da sx: Ferdinando, Nicolò, Pacifico, Guglielmo e Pio.

Il merito più grande di Nicolò e Guglielmo è quello di aver ripreso la lavorazione degli specchi, quasi del tutto dimenticata all’inizio del XX secolo. Con Loro, e Pacifico successivamente, la famiglia Barbini ritornerà a produrre specchi veneziani dopo circa due secoli.

Attualmente la famiglia Barbini, della quale molti rami sono ancora presenti a Murano, continua ad operare nei vari campi della produzione vetraria isolana.  Per quanto riguardano gli specchi sono due le ditte in attività, la Fratelli Barbini di Guido, figlio di Pacifico, e l’Artigianato Artistico Veneziano di Vincenzo e Giovanni di Nicolò, assieme ai rispettivi figli Nicola di Vincenzo e Pietro ed Andrea di Giovanni. Saranno quest’ultimi, già ottimi artigiani, a continuare quest’antica tradizione di famiglia, cominciata con Gerolamo nel XVII secolo, ripresa da Nicolò e Guglielmo nel ‘900 e proseguita con Guido di Pacifico e Vincenzo e Giovanni di Nicolò, nipoti, questi ultimi due, del grande maestro vetraio Napoleone Barovier, oltre che di Vincenzo di Giovanni.

La storica vetreria di Alfredo Barbini, il grande artista passato a miglior vita il 13 febbraio del 2007, è gestita dai figli Oceania, che si occupa della parte commerciale, e Flavio, designer e direttore artistico.

Margherita, figlia di Nicolò, realizza tuttora pregiati vasi e sculture in vetro, coadiuvata dai migliori maestri vetrai e artigiani dell’isola.
Giacomo di Mario, dopo esser stato il primo molatore della rinomata vetreria Venini, attualmente collabora con l’Anfora. A Venezia un tal Silvio Barbini produce oggetti in vetro con la tecnica a lume, un Giampaolo, invece, gestisce lo storeI Muranesi” che propone singolari oggetti di design, realizzati grazie alla collaborazione tra i maestri vetrai muranesi e noti designer. Gianfranco Barbini, nipote di Vittorio, dirige le Industrie Chimiche, con sede a Padova.

 

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