Lo stemma della famiglia Barbini

SPL_1_165Lo stemma della famiglia Barbini è composto da una cometa d’oro in palo affiancata da due teste barbute in maestà al naturale su sfondo azzurro.

L’Arma dei Barbini, si presume, sia stata scelta da Zorzi, figlio del noto maestro vetraio Gerolamo Barbin e Cornelia Briatti, eletto deputato dal Consiglio Maggiore di Murano nel 1724 (Zorzi sarà il primo deputato Barbin di una lunga serie).

A questo punto è necessario fare una breve precisazione:
per essere eletti deputati e/o svolgere qualunque altro tipo di carica in isola, bisognava dimostrare di essere cittadini originari muranesi, e dunque, essere iscritti nel Libro d’Oro della Magnifica Comunità di Murano.
Ricevere la cittadinanza muranese era un onorificenza non a tutti concessa e ciò comportava innumerevoli privilegi, come il poter lavorare il vetro e, per chi svolgeva la carica di deputato, far immortalare il proprio nome con l’Arma di famiglia nell’annuale Osella che veniva coniata a Murano.

Zorzi, come primo deputato Barbini, ebbe l’onore di scegliere il simbolo che avrebbe rappresentato la famiglia nei secoli futuri.

Ad oggi non esistono commenti e/o delucidazioni sul significato dei simboli scelti da Zorzi. In proposito, però, possiamo fare delle supposizioni, basandoci sull’Araldica e la simbologia tradizionale.

Silvano Tagliapietra, nella breve monografia sui Barbini, ipotizza  che la scelta dei due uomini barbuti facesse riferimento al nonno di Zorzi, ovvero, Zuanne barcarol, che fu il primo della famiglia ad essere soprannominato Barbin, molto probabilmente per il pizzo che gli decorava il mento.
Dunque, sostiene sempre Tagliapietra, niente di più semplice fu per Zorzi lo scegliere due uomini con la barba da immortalare nel proprio blasone.

Un’altra ipotesi potrebbe essere che i due uomini barbini1barbuti raffigurino proprio le facce di Zorzi e di suo padre (Gerolamo), o di Zorzi e di suo nonno (Zorzi di Zuanne), o direttamente di Gerolamo Barbin e Zorzi di Zuanne detto Barbin. Non credo sia da scartare del tutto questa ipotesi, visto che osservando bene il blasone originale dei Barbini, si può notare che i due uomini barbuti raffigurati non sono identici, ma si differenziano proprio per l’età (vedi gli stemmi riportati a sx, tratti dall’opera dell’Abate Zanetti, e il blasone raffigurato nelle oselle  del 1789, 1790 e 1791 barbiniattualmente consultabili on-line).

Per quanto riguarda la stella cometa, invece, dice sempre Silvano Tagliapietra, rappresenterebbe il nomadismo del vetraio e, in proposito, mai come in questo caso questo simbolo fu usato con tanta pertinenza.
Tagliapietra, in effetti, aveva ragione. Il padre e gli zii di Zorzi, infatti, per un breve periodo di tempo emigrarono in Francia, dove lavorarono come maestri vetrai, producendo specchi veneziani per il Re Sole. Altri ancora, fuggiti di nascosto da Murano, si stabilirono a Napoli dove vi lavorarono, per poi far ritorno in isola alcuni mesi dopo. Ricordiamo anche che, alcuni rami della famiglia Barbini, dal 1750 in poi, si trasferirono da Murano a Vicenza e a San Donà di Piave.

Se l’ipotesi di Tagliapietra sembra essere alquanto lucida e coerente, niente ci vieta di approfondire ulteriormente l’argomento, cercando di dedurne qualcosa di più.

Se c’è una cosa da tenere sempre a mente, quando si affrontano argomenti come lo studio dell’araldica, è che ogni elemento grafico ha un significato ben preciso e niente è dato al caso.

La Stella cometa, infatti, porta in sé un valore simbolico non indifferente, presente e conosciuto presso moltissime religioni e culture, sin dall’antichità.
Da sempre la Cometa, agli occhi degli uomini, preannunciava fatti straordinari, in particolare, la nascita, o la morte, di personaggi importanti. Sheakespeare, nel suo Giulio Cesare, fa dire a Calpurnia “Quando muoiono i mendicanti non si vedono comete; i cieli stessi proclamano col furore la morte di principi“. Non a caso, la nascita di Gesù Cristo fu “annunciata” ai gentili da una cometa, come anche la morte del profeta Maometto.

La stella, poi, per sua stessa natura, è sempre stata considerata un punto di riferimento per l’uomo, una vera e propria guida. La stella è colei che splendendo nella notte si oppone alle tenebre ed illumina il cammino. Una sorta di tramite tra l’uomo e il cielo. La stella indica l’eternità, la fortezza e la dimensione spirituale, le alte aspirazioni e i grandi ideali.

Altro punto che vorrei affrontare riguarda il colore scelto per lo sfondo. L’azzurro. Il colore del mare, ma sopratutto del cielo, e proprio per questo è sempre stato sacralizzato. Esso simboleggia il volo dell’anima liberata dalle alte sfere spirituali, ma anche la libertà creativa della mente. In araldica l’azzurro, simboleggiato da linee parallele orizzontali, sta ad indicare le più alte virtù.

Dunque, l’analisi fin’ora riportata sullo stemma dei Barbini, ci porta a concludere che il nostro Zorzi avesse in mente qualcosa di più che una semplice immagine fine a se stessa. Sembra che, con la sua elezione alla deputazione comunale, volesse portare un messaggio ben preciso ai suoi concittadini.

Possiamo anche azzardare nel sostenere che Zorzi Barbin, non a caso, scelse una stella cometa su sfondo azzurro da immortalare nello stemma di famiglia, tra i due uomini barbuti, come ad indicare un evento importante, ovvero, l’ascesa/nascita di una famiglia nella società muranese. Una famiglia che da quel momento in poi avrebbe contribuito, ufficialmente, al progresso e allo sviluppo dell’isola. Non solo. Una famiglia con degli alti ideali e dalle grandi aspirazioni. Una famiglia che voleva essere simbolo ed esempio per i suoi stessi concittadini. Una famiglia che, con la sua ascesa, si poneva il compito, non solo di servire Murano, ma bensì, di guidare i cittadini muranesi. Silvano Tagliapietra, non a caso, scrisse sui Barbini descrivendoli come  “gente che non ama mettersi nel gregge […] sono dei protagonisti non dei cantanti del coro“.

CURIOSITA’

Nella prima metà del XIX secolo, lo stemma di questa famiglia, parliamo del ramo del noto industriale Vittorio Barbini, venne ufficialmente inserito nel Libro d’oro della Nobiltà Italiana, con la seguente blasonatura:

“d’azzurro alla cometa ondeggiante in palo accostata da due teste barbute dorate poste in maestà”

dunque, nel caso di questo ramo della famiglia, le teste sono d’oro, e non al naturale.

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